Posted in Pensieri | Ottobre 31st, 2006
…il giorno in cui i miei occhi si sono illuminati … … hanno incrociato uno sguardo molto speciale …
03 novembre devo assolutamente andare al cinema a vedere qst film :_)
Azur e Asmar (2006) (Azur et Asmar) Un film di Michel Ocelot. Genere Animazione, colore, 90 minuti. Produzione Francia 2006.
Azur ha gli occhi azzurri, Asmar ce li ha neri come la notte. Il primo è figlio di un nobile gelido, il secondo di un’amorevole balia,
che cresce i pargoli come fratelli, raccontando a entrambi, ogni sera,
alle porte del sonno, la leggenda della fata dei Jinns, che attende,
da una prigione nascosta, il giovane che la libererà .
Ma un giorno il padre di Azur lo manda lontano da casa per studiare
e scaccia dalla sua dimora francese la nutrice e il piccolo Asmar.
Solo una volta adulto, Azur si imbarcherà in direzione dell’Oriente
per ritrovare i suoi cari e liberare la fata dei Jinns.
Lo guida l’eco di una lingua a noi sconosciuta, di cui serba il ricordo infantile
(l’arabo, volutamente non doppiato né sottotitolato)
e lo scorta lo sgradevole Rospù, un mendicante brutto e bianco che sputa
sulla terra che lo sta ospitando e che gli dà di che sopravvivere.
Prima ancora che un artista, Michel Ocelot è un incantatore,
uno di quegli illusionisti capaci di magiche incongruità ,
come far uscire un animale da un oggetto vuoto o un film
sul medioevo della civiltà islamica da un software 3D che più moderno non si può.
Con Azur e Asmar, spettacolo nel quale si mescolano suggestioni da “Mille e una notte”,
Ocelot mette in scena la vicenda di un’amicizia elettiva tra un principe azzurro
e un esotico Aladino inserendola nello schema della fiaba, e con questo ci ricorda
che la realtà è ben diversa. Però, come insegna l’esempio di Azur,
un racconto leggendario può guidare una vita, basta crederci.
Basta attraversare il mare che ci divide dall’ignoto e capire che la
differenza non è un segno di sottrazione ma uno scrigno di pietre preziose.
Per illuminare i tanti sinonimi di Oriente e Occidente,
il papà di “Kirikù” procede per contrari: una fiaba luccicante per raccontare
la cecità del pregiudizio e l’ottusità della superstizione (occhi azzurri là , gatti neri di qua);
un elenco di tutto quel che manca alla civiltà del mediterraneo
per mettere in luce tutto quel che possiede. Un’operazione antiretorica degna dell’applauso.
In questo gioco di specchi e porte gemelle, a ognuno il turno di riflettersi e riflettere
per capire se si è più Asmar o più Azur o più Rospù.
L’appello civile e morale non è alla tolleranza ma al riconoscere che
–come in ogni fiaba che si rispetti- l’unione fa la forza.
Ocelot vede nell’unione delle culture l’avvenire del mondo e lo comunica
con il suo tratto ispirato tanto dai pittori fiamminghi che dalle miniature
persiane e la sua tavolozza che mescola i colori di Francia con
quelli della Turchia, dell’Andalusia e del Maghreb.
Favola da quindicesimo secolo
Da un maestro del film d’animazione, una nuova favola educativa.
di Marianna Cappi
Uscita nelle sale: 10/11/2006
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03 novembre
devo assolutamente andare al cinema a vedere qst film :_)
Azur e Asmar (2006)
(Azur et Asmar)
Un film di Michel Ocelot. Genere Animazione, colore, 90 minuti. Produzione Francia 2006.
Azur ha gli occhi azzurri, Asmar ce li ha neri come la notte.
Il primo è figlio di un nobile gelido, il secondo di un’amorevole balia,
che cresce i pargoli come fratelli, raccontando a entrambi, ogni sera,
alle porte del sonno, la leggenda della fata dei Jinns, che attende,
da una prigione nascosta, il giovane che la libererà .
Ma un giorno il padre di Azur lo manda lontano da casa per studiare
e scaccia dalla sua dimora francese la nutrice e il piccolo Asmar.
Solo una volta adulto, Azur si imbarcherà in direzione dell’Oriente
per ritrovare i suoi cari e liberare la fata dei Jinns.
Lo guida l’eco di una lingua a noi sconosciuta, di cui serba il ricordo infantile
(l’arabo, volutamente non doppiato né sottotitolato)
e lo scorta lo sgradevole Rospù, un mendicante brutto e bianco che sputa
sulla terra che lo sta ospitando e che gli dà di che sopravvivere.
Prima ancora che un artista, Michel Ocelot è un incantatore,
uno di quegli illusionisti capaci di magiche incongruità ,
come far uscire un animale da un oggetto vuoto o un film
sul medioevo della civiltà islamica da un software 3D che più moderno non si può.
Con Azur e Asmar, spettacolo nel quale si mescolano suggestioni da “Mille e una notte”,
Ocelot mette in scena la vicenda di un’amicizia elettiva tra un principe azzurro
e un esotico Aladino inserendola nello schema della fiaba, e con questo ci ricorda
che la realtà è ben diversa. Però, come insegna l’esempio di Azur,
un racconto leggendario può guidare una vita, basta crederci.
Basta attraversare il mare che ci divide dall’ignoto e capire che la
differenza non è un segno di sottrazione ma uno scrigno di pietre preziose.
Per illuminare i tanti sinonimi di Oriente e Occidente,
il papà di “Kirikù” procede per contrari: una fiaba luccicante per raccontare
la cecità del pregiudizio e l’ottusità della superstizione (occhi azzurri là , gatti neri di qua);
un elenco di tutto quel che manca alla civiltà del mediterraneo
per mettere in luce tutto quel che possiede. Un’operazione antiretorica degna dell’applauso.
In questo gioco di specchi e porte gemelle, a ognuno il turno di riflettersi e riflettere
per capire se si è più Asmar o più Azur o più Rospù.
L’appello civile e morale non è alla tolleranza ma al riconoscere che
–come in ogni fiaba che si rispetti- l’unione fa la forza.
Ocelot vede nell’unione delle culture l’avvenire del mondo e lo comunica
con il suo tratto ispirato tanto dai pittori fiamminghi che dalle miniature
persiane e la sua tavolozza che mescola i colori di Francia con
quelli della Turchia, dell’Andalusia e del Maghreb.
Favola da quindicesimo secolo
Da un maestro del film d’animazione, una nuova favola educativa.
di Marianna Cappi
Uscita nelle sale: 10/11/2006